Il “Progetto Pinocchio” offre supporti tecnologici agli insegnanti ospedalieri piemontesi e ai loro studenti, per una didattica più flessibile e coinvolgente.

Dal 2014 Diasorin è impegnata - con Rotary, Rotaract e l’Inner Wheel di Torino - nel “Progetto Pinocchio”, attivato in 3 sezioni ospedaliere piemontesi per sostenere gli oltre 3000 bambini ricoverati ogni anno nella loro formazione e ricerca di normalità. Una delle azioni cardine di questa iniziativa è la fornitura di tablet ai 60 insegnati attivi nelle strutture e ai loro studenti, con l’obiettivo di rendere la didattica più flessibile e coinvolgente. Questi device, infatti, rappresentano un mezzo estremamente vicino alle esigenze degli alunni ricoverati: riducono il bisogno di cancelleria, non necessitano di prese e cavi, sono molto versatili (da lavagna ad album da disegno a sussidiario con il tocco di un dito), offrono infinite interazioni per imparare divertendosi e consentono di concentrare i libri delle diverse materie in un unico, maneggevole, strumento. Inoltre, consentono ai ragazzi di rimanere sempre connessi con i propri compagni, migliorando concretamente la qualità della loro vita durante le terapie.

Le metodologie innovative utilizzate dai docenti nelle ciniche sono efficaci non solo dal punto di vista dell’apprendimento, ma anche per riparare la sfera emotiva dell’allievo, guastata dalla malattia.

Tiziana Catenazzo, Dirigente Scolastico dell’Istituto Peyron di Torino e del Polo Regionale per le sezioni ospedaliere

“Gli studenti coinvolti riferiscono di una scuola più facile, in cui si impara meglio”, afferma ancora la professoressa Catenazzo. Un dato importante, che DiaSorin considera la base su cui continuare a costruire e investire.

DiaSorin ha fornito dei tablet ai 60 insegnati attivi nelle strutture e ai loro studenti, con l’obiettivo di rendere la didattica più flessibile e coinvolgente per i piccoli pazienti.

“La scuola in reparto è importantissima, perché permette ai ragazzi di entrare in una dimensione di normalità e progettualità” spiega Elena Rainò, neuropsichiatra infantile e Dirigente Medico presso l’Ospedale Regina Margherita di Torino. “È un ponte che consente loro di non rimanere esclusi dai programmi e dalle attività portate avanti nei loro istituti di appartenenza”, sostiene Maria Alberti, docente in camice, "perché" ricorda “in ospedale sono solo di passaggio”.